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Angioma vertebrale: chirurgia mini-invasiva con la vertebroplastica percutanea

L’angioma è il tumore vertebrale benigno più comune. E’ costituito da un agglomerato di capillari spesso dilatati e ripieni di sangue, localizzato nel corpo della vertebra. E’ un tumore molto frequente e in uno stesso soggetto può essere presente in più vertebre.

E’ ben evidenziato dalla risonanza magnetica (RM). Generalmente si tratta di piccoli tumori senza alcun significato clinico perché non causano sintomi. Raramente essi invadono gran parte del corpo vertebrale pur restando all’interno di esso; questi devono essere seguiti nel tempo con la RM, ma non necessitano di alcun trattamento.

Quando è interessata la gran parte del corpo vertebrale o nei casi di intenso dolore pungente a partenza dalla vertebra interessata, il trattamento di elezione consiste nell’intervento chirurgico di vertebroplastica percutanea.

Talora l’angioma può erodere la parete posteriore del corpo vertebrale e/o estendersi all’arco posteriore. In questo caso, può causare dolore ed anche una compressione del midollo o di radici nervose. Questi angiomi “invasivi” necessitano spesso di essere trattati per il dolore e, soprattutto per i disturbi neurologici. Il trattamento consiste nell’embolizzazione selettiva (blocco della circolazione) dell’arteria che irrora il corpo vertebrale, con una sonda introdotta nell’arteria femorale. Successivamente si asporta chirurgicamente la parte di arco posteriore invasa dal tumore, per eliminare la compressione midollare o, molto raramente, anche il corpo vertebrale.

Microchirurgia dell’ernia del disco cervicale: discectomia anteriore + fusione

Le condizioni degenerative della colonna vertebrale, come l’ernia del disco, sono parte del normale processo di invecchiamento che può causare dolore a livello del collo e della schiena e altri sintomi. In caso di ernia discale, i sintomi possono essere alleviati grazie a cure conservative come l’esercizio fisico, l’assunzione di farmaci o altre soluzioni di carattere non chirurgico. Nel caso in cui le cure conservative non siano efficaci, il medico può suggerire un approccio chirurgico come soluzione alternativa. Tra le opzioni chirurgiche vi sono la sostituzione discale artificiale, la stabilizzazione dinamica o la fusione spinale.

Cure conservative

Non tutti i pazienti che lamentano dolore al collo necessitano di un intervento chirurgico. Infatti, la maggior parte dei soggetti trova sollievo dalla sintomatologia dolorosa grazie a terapie non chirurgiche come l’esercizio fisico, i farmaci, la fisioterapia e la chiroterapia.

Decompressione chirurgica

L’intervento chirurgico maggiormente praticato per la stenosi spinale cervicale è la laminectomia con foraminectomia cervicale. Tale procedura è volta ad allargare il canale spinale per alleviare la compressione sul midollo spinale e ridurre sintomi, come formicolio e debolezza, osservati in caso di stenosi spinale.

Sostituzione discale artificiale

I dischi artificiali sono soluzioni protesiche concepite per sostituire il disco malato, rimosso dalla colonna, mantenendo però il movimento, la flessibilità e quindi la naturale conformazione biomeccanica della colonna vertebrale.

Chirurgia di fusione spinale

La fusione spinale consiste in un intervento chirurgico volto al trattamento delle condizioni degenerative della colonna vertebrale in genere. Mediante l’utilizzo di innesti ossei e strumenti, quali piastre metalliche e viti, questa procedura permette di fondere due o più vertebre adiacenti, con l’obiettivo di stabilizzare la colonna vertebrale e ad alleviare il dolore provocato dalla patologia degenerativa.

Cos’è un disco artificiale?

Un disco artificiale è un dispositivo protesico che, inserito tra i corpi vertebrali, va a sostituire il disco naturale, preservando la mobilità del segmento vertebrale trattato.

Se le terapie non chirurgiche si rivelano inefficaci nell’alleviare il dolore provocato dall’ernia discale acuta, il medico può suggerire il ricorso alla chirurgia spinale. L’obiettivo di questo tipo di chirurgia è asportare totalmente o parzialmente il disco danneggiato (discectomia), al fine di alleviare la pressione esercitata sui nervi e/o sul midollo spinale (decompressione) e di ripristinare la stabilità e l’allineamento della colonna vertebrale in seguito alla rimozione del disco.

Questo intervento di sostituzione dell’articolazione, o artroplastica, comporta l’inserimento di un disco artificiale nello spazio intervertebrale in seguito all’asportazione di un disco naturale.

Il dispositivo è ideato per preservare la mobilità nello spazio discale e lungo tutto il segmento vertebrale trattato. Esso funziona come un’articolazione, favorendo il movimento (flessione, estensione, inclinazione laterale e rotazione) e l’allineamento (altezza e curvatura) del disco naturale.

Cos’è la fusione spinale?

La discectomia e la fusione cervicale anteriore sono interventi chirurgici cervicali che prevedono l’accesso alla colonna vertebrale mediante un’incisione praticata nella parte anteriore del collo.

Il disco malato viene asportato e sostituito con materiale osseo prelevato dall’anca del paziente o da dispositivi biocompatibili (cage), composti da sostituti d’osso sintetici, che possano ripristinare l’altezza del disco originale e agevolare la fusione tra le due vertebre adiacenti. In caso di instabilità, il chirurgo può impiantare una placca metallica aggiuntiva per stabilizzare la colonna vertebrale durante il processo di artrodesi.

Chirurgia Mini-invasiva delle Metastasi Vertebrali: Coblazione con Cavity™ associata a Vertebroplastica

Il dispositivo Cavity™ SpineWand rimuove con precisione chirurgica i tessuti molli, utilizzando la tecnologia brevettata plasma ( Coblazione – o ablazione controllata ) e può essere usato con altre procedure come la vertebroplastica – l’iniezione di cemento per la stabilizzazione del corpo vertebrale – nel trattamento delle metastasi vertebrali.

In presenza di una metastasi della colonna vertebrale, la vertebroplastica tradizionale, ormai consolidata come trattamento di elezione, può essere associata all’utilizzo di un dispositivo Cavity™ che può in parte rimuovere i tessuti molli tumorali del corpo vertebrale prima della iniezione di cemento ed offre, quindi, un avanzamento nella cura del paziente.

Chirurgia Mini-invasiva per la Stenosi Lombare: impianto di uno spaziatore interspinoso

Impianto di uno spaziatore interspinoso

Lo spaziatore interspinoso viene impiantato attraverso una piccola incisione sulla schiena, spesso in anestesia locale. L’intervento richiede circa 45-90 minuti. L’impianto è volto a mantenere aperto lo spazio tra i processi spinosi, affinchè, in posizione eretta, i nervi circostanti la colonna non si comprimano causando dolore.

Lo spaziatore interspinoso viene posizionato tra due sporgenze ossee delle vertebre, i processi spinosi, nella parte inferiore della colonna. L’impianto dello spaziatore è una procedura mini-invasiva. Lo spaziatore non viene posizionato vicino ai nervi o al midollo spinale, bensì dorsalmente a quest’ultimo, tra i processi spinosi.

Questo intervento è realizzato in sala operatoria, mediante guida radiografica. In base all’anatomia del paziente e alle condizioni mediche specifiche, il medico stabilirà se ricorrere ad anestesia locale o totale.

Spondilolistesi

La spondilolistesi consiste nello scivolamento in avanti di una vertebra su quella
sottostante. La spondilolistesi interessa in netta prevalenza la colonna lombare e principalmente la quinta e la quarta vertebra lombare. Rare sono le localizzazioni a livello delle rimanenti vertebre lombari e a livello cervicale o dorsale.

Le spondilolistesi si classificano in ontogenetiche e acquisite, e possono variare dal 1° al 5° grado a seconda della gravità dello scivolamento.

Le forme ontogenetiche sono dovute ad un difetto congenito dello sviluppo
osteocartilagineo (displasia) localizzato nella parte di vertebra chiamata
istmo; tale difetto può causare la “frattura” (spondilolisi) o l’allungamento (elongazione) dell’istmo con conseguente scivolamento del corpo vertebrale non più “ancorato” alla sua parte posteriore.

Le spondilolistesi ontogenetiche sono tipiche dell’infanzia e dell’adolescenza e a
seconda dell’evoluzione nella progressione dello scivolamento vengono divise in
forme a “bassa displasia” e forme “ad alta displasia”.

Le spondilolistesi acquisite, invece, si dividono in traumatiche, postchirurgiche, patologiche e degenerative, e si osservano molto più frequentemente nell’adulto. La forma traumatica è la conseguenza di una frattura dell’istmo che può verificarsi o per trauma acuto (es. caduta) o per microtraumatismi ripetuti, comuni in alcuni sport (come la ginnastica artistica o il sollevamento pesi).

La spondilolistesi post-chirurgica è conseguenza di un intervento vertebrale
posteriore che ha indebolito troppo le strutture ossee con conseguente
scivolamento della vertebra, mentre le forme patologiche sono secondarie a
malattie scheletriche sistemiche (ad es. morbo di Paget, Osteogenesi
Imperfetta, ecc.) o localizzate (tumori, metastasi). Le spondilolistesi degenerative sono causate da una instabilità locale dovuta alla degenerazione delle articolazioni posteriori e del disco anteriore.

Lo scivolamento può presentare caratteristiche sia di sintomi che di evoluzione
molto variabili.

Quando la spondilolistesi causa dei disturbi, essi possono essere la lombalgia
e/o il dolore radicolare (sciatalgia). La gravità della lombalgia riflette il grado di instabilità della vertebra scivolata, mentre il dolore radicolare esprime il grado di stiramento o compressione dei nervi.

Si deve considerare che la rapidità dello scivolamento determina il quadro clinico, nel senso che aggravamenti anche molto importanti ma lenti possono essere ben tollerati dal soggetto, mentre aggravamenti rapidi provocano spesso disturbi gravi e invalidanti.

Gli elementi che orientano verso la diagnosi di spondilolistesi sono:

  • La lombalgia o la lombosciatalg cronica.
  • La radiografia che evidenzia lo scivolamento vertebrale e il difetto a livello dell’istmo.

I principali fattori che vanno considerati nella scelta del tipo di trattamentosono: il grado di scivolamento, la sintomatologia, l’evolutività della lesione e l’età del paziente.

Trattamento conservativo

Il trattamento conservativo trova indicazione nelle forme stabili dell’adulto e in ogni caso
in cui lo scivolamento sia di grado ridotto o la sintomatologia modesta. Spesso la riduzione dell’ attività fisica e l’irrobustimento della muscolatura addominale e vertebrale, associate ad un saltuario utilizzo del busto ortopedico sono misure sufficienti a ridurre i disturbi. Nel bambino e nell’adolescente vengono però raccomandati controlli periodici ogni sei mesi fino al raggiungimento della maturità scheletrica.

Trattamento chirurgico

Il trattamento chirurgico della spondilolistesi consiste nell’artrodesi vertebrale del
segmento interessato, preceduto dalla decompressione posteriore delle strutture
nervose quando il paziente presenta segni e sintomi di compressione radicolare;
talvolta, prima della artrodesi, è indicato eseguire la correzione intraoperatoria dello scivolamento vertebrale. Nelle spondilolistesi giovanili più gravi è spesso necessario un intervento chirurgico anteriore e posteriore preceduto, in alcuni casi, da un periodo di
correzione con un busto gessato.