LOVE YOUR BONES

Osteoporosis day

Annunci

Minimally Invasive Spine Surgery

Minimally invasive spine surgery (MIS) was first performed in the 1980s, but has recently seen rapid advances. Technological advances have enabled spine surgeons to expand patient selection and treat an evolving array of spinal disorders, such as degenerative disc disease, herniated disc, fractures, tumors, infections, instability, and deformity.
One potential downside of traditional, open lumbar (back) surgeries is the damage that occurs from the 5- to 6-inch incision. There are many potential sources for damage to normal tissue: the muscle dissection and retraction required to uncover the spine (which contributes to the formation of scar and fibrotic tissue), the need for blood vessel cauterization, and the necessity of bone removal. Disrupting natural spinal anatomy is necessary to facilitate decompression of pinched nerves and the placement of screws and devices to stabilize the spine. This may lead to lengthy hospital stays (up to five days or longer), prolonged pain and recovery periods, the need for postoperative narcotic use, significant operative blood loss, and risk of tissue infection.
MIS was developed to treat disorders of the spine with less disruption to the muscles. This can result in quicker recovery, decrease operative blood loss, and speed patient return to normal function. In some MIS approaches, also called “keyhole surgeries,” surgeons use a tiny endoscope with a camera on the end, which is inserted through a small incision in the skin. The camera provides surgeons with an inside view, enabling surgical access to the affected area of the spine.
Not all patients are appropriate candidates for MIS procedures. It is important to keep in mind that there needs to be certainty that the same or better results can be achieved through MIS techniques as with the respective open procedure.

Conditions Treated using MIS Procedures:

– Degenerative disc disease
– Herniated disc
– Lumbar spinal stenosis
– Spinal deformities such as scoliosis
– Spinal infections
– Spinal instability
– Vertebral compression fractures

As with all non-emergency spinal surgeries, the patient should undergo an appropriate period of conservative treatment, such as physical therapy, pain medication, or bracing, without showing improvement, before surgery is considered. The time period of this varies depending on the specific condition and procedure, but is generally six weeks to six months. The benefits of surgery should always be weighed carefully against its risks. Although a large percentage of patients report significant symptom and pain relief, there is no guarantee that surgery will help every individual.
Many MIS procedures can be performed on an outpatient basis. In some cases, the surgeon may require a hospital stay, typically less than 24 hours to 2 days, depending on the procedure.

The potential benefits of MIS include:

– Smaller incisions
– Smaller scars/less scar tissue
– Reduced blood loss
– Less pain
– Less soft tissue damage
– Reduced muscle retraction
– Decreased postoperative narcotics
– Shorter hospital stay
– Possibility of performing on outpatient basis
– Faster recovery
– Quicker return to work and activities

As with any spinal surgical procedure, there are risks, including:

Allergic reaction
Anesthesia reaction
Bleeding
Blood vessel damage
Blood clots
Bruising
Death
Dissatisfactory instrumentation placement; may require re-operation
Headache
Incision problems
Infection
Need for further surgery
Pain or discomfort
Paralysis
Pneumonia
Spinal fluid leakage
Stroke

Angioma vertebrale: chirurgia mini-invasiva con la vertebroplastica percutanea

L’angioma è il tumore vertebrale benigno più comune. E’ costituito da un agglomerato di capillari spesso dilatati e ripieni di sangue, localizzato nel corpo della vertebra. E’ un tumore molto frequente e in uno stesso soggetto può essere presente in più vertebre.

E’ ben evidenziato dalla risonanza magnetica (RM). Generalmente si tratta di piccoli tumori senza alcun significato clinico perché non causano sintomi. Raramente essi invadono gran parte del corpo vertebrale pur restando all’interno di esso; questi devono essere seguiti nel tempo con la RM, ma non necessitano di alcun trattamento.

Quando è interessata la gran parte del corpo vertebrale o nei casi di intenso dolore pungente a partenza dalla vertebra interessata, il trattamento di elezione consiste nell’intervento chirurgico di vertebroplastica percutanea.

Talora l’angioma può erodere la parete posteriore del corpo vertebrale e/o estendersi all’arco posteriore. In questo caso, può causare dolore ed anche una compressione del midollo o di radici nervose. Questi angiomi “invasivi” necessitano spesso di essere trattati per il dolore e, soprattutto per i disturbi neurologici. Il trattamento consiste nell’embolizzazione selettiva (blocco della circolazione) dell’arteria che irrora il corpo vertebrale, con una sonda introdotta nell’arteria femorale. Successivamente si asporta chirurgicamente la parte di arco posteriore invasa dal tumore, per eliminare la compressione midollare o, molto raramente, anche il corpo vertebrale.

Microchirurgia dell’ernia del disco cervicale: discectomia anteriore + fusione

Le condizioni degenerative della colonna vertebrale, come l’ernia del disco, sono parte del normale processo di invecchiamento che può causare dolore a livello del collo e della schiena e altri sintomi. In caso di ernia discale, i sintomi possono essere alleviati grazie a cure conservative come l’esercizio fisico, l’assunzione di farmaci o altre soluzioni di carattere non chirurgico. Nel caso in cui le cure conservative non siano efficaci, il medico può suggerire un approccio chirurgico come soluzione alternativa. Tra le opzioni chirurgiche vi sono la sostituzione discale artificiale, la stabilizzazione dinamica o la fusione spinale.

Cure conservative

Non tutti i pazienti che lamentano dolore al collo necessitano di un intervento chirurgico. Infatti, la maggior parte dei soggetti trova sollievo dalla sintomatologia dolorosa grazie a terapie non chirurgiche come l’esercizio fisico, i farmaci, la fisioterapia e la chiroterapia.

Decompressione chirurgica

L’intervento chirurgico maggiormente praticato per la stenosi spinale cervicale è la laminectomia con foraminectomia cervicale. Tale procedura è volta ad allargare il canale spinale per alleviare la compressione sul midollo spinale e ridurre sintomi, come formicolio e debolezza, osservati in caso di stenosi spinale.

Sostituzione discale artificiale

I dischi artificiali sono soluzioni protesiche concepite per sostituire il disco malato, rimosso dalla colonna, mantenendo però il movimento, la flessibilità e quindi la naturale conformazione biomeccanica della colonna vertebrale.

Chirurgia di fusione spinale

La fusione spinale consiste in un intervento chirurgico volto al trattamento delle condizioni degenerative della colonna vertebrale in genere. Mediante l’utilizzo di innesti ossei e strumenti, quali piastre metalliche e viti, questa procedura permette di fondere due o più vertebre adiacenti, con l’obiettivo di stabilizzare la colonna vertebrale e ad alleviare il dolore provocato dalla patologia degenerativa.

Cos’è un disco artificiale?

Un disco artificiale è un dispositivo protesico che, inserito tra i corpi vertebrali, va a sostituire il disco naturale, preservando la mobilità del segmento vertebrale trattato.

Se le terapie non chirurgiche si rivelano inefficaci nell’alleviare il dolore provocato dall’ernia discale acuta, il medico può suggerire il ricorso alla chirurgia spinale. L’obiettivo di questo tipo di chirurgia è asportare totalmente o parzialmente il disco danneggiato (discectomia), al fine di alleviare la pressione esercitata sui nervi e/o sul midollo spinale (decompressione) e di ripristinare la stabilità e l’allineamento della colonna vertebrale in seguito alla rimozione del disco.

Questo intervento di sostituzione dell’articolazione, o artroplastica, comporta l’inserimento di un disco artificiale nello spazio intervertebrale in seguito all’asportazione di un disco naturale.

Il dispositivo è ideato per preservare la mobilità nello spazio discale e lungo tutto il segmento vertebrale trattato. Esso funziona come un’articolazione, favorendo il movimento (flessione, estensione, inclinazione laterale e rotazione) e l’allineamento (altezza e curvatura) del disco naturale.

Cos’è la fusione spinale?

La discectomia e la fusione cervicale anteriore sono interventi chirurgici cervicali che prevedono l’accesso alla colonna vertebrale mediante un’incisione praticata nella parte anteriore del collo.

Il disco malato viene asportato e sostituito con materiale osseo prelevato dall’anca del paziente o da dispositivi biocompatibili (cage), composti da sostituti d’osso sintetici, che possano ripristinare l’altezza del disco originale e agevolare la fusione tra le due vertebre adiacenti. In caso di instabilità, il chirurgo può impiantare una placca metallica aggiuntiva per stabilizzare la colonna vertebrale durante il processo di artrodesi.

Chirurgia Mini-invasiva delle Metastasi Vertebrali: Coblazione con Cavity™ associata a Vertebroplastica

Il dispositivo Cavity™ SpineWand rimuove con precisione chirurgica i tessuti molli, utilizzando la tecnologia brevettata plasma ( Coblazione – o ablazione controllata ) e può essere usato con altre procedure come la vertebroplastica – l’iniezione di cemento per la stabilizzazione del corpo vertebrale – nel trattamento delle metastasi vertebrali.

In presenza di una metastasi della colonna vertebrale, la vertebroplastica tradizionale, ormai consolidata come trattamento di elezione, può essere associata all’utilizzo di un dispositivo Cavity™ che può in parte rimuovere i tessuti molli tumorali del corpo vertebrale prima della iniezione di cemento ed offre, quindi, un avanzamento nella cura del paziente.