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La sindrome post-laminectomia o failed back-syndrome

La sindrome post-laminectomia o failed back-syndrome

Il termine di sindrome post-laminectomia si riferisce al quadro clinico caratterizzato dalla persistenza di dolore e disabilità dopo un intervento di laminectomia, operazione chirurgica eseguita per alleviare la compressione delle strutture nobili del canale vertebrale ( il midollo e le radici nervose ) causata da un’ernia del disco, da un restringimento o stenosi del canale spinale o da altre patologie.

L’intervento di laminectomia consiste nella rimozione della parte posteriore o lamina dell’arco osseo ehe delimita il canale vertebrale e consente la decompressione delle strutture nervose.

Tuttavia, il termine è spesso usato in senso più ampio per descrivere scarsi risultati a seguito di qualsiasi tipo di chirurgia spinale.

Ci sono molte ragioni che portano ad una condizione di failed back-syndrome o sindrome post-laminectomia, ma di gran lunga le prevalenti sono:

errata diagnosi:

mancato rispetto delle indicazioni chirurgiche;

scelta inappropriata di una tipologia di intervento.

Per tali motivi è fondamentale, prima di sottoporsi a qualsiasi procedura di tipo chirurgico, rivolgersi ad uno specialista della colonna vertebrale con comprovata esperienza nel settore.

In caso di sindrome post-laminectomia diventa ancora più importante ricercare la causa del dolore persistente e, quindi, una corretta diagnosi differenziale che comprende un accurato esame clinico e, talora, il ricorso ad indagini strumentali come ad esempio la discografia e l’epiduroscopia.

La sindrome post-laminectomia o failed back-syndrome

 

Angioma vertebrale: chirurgia mini-invasiva con la vertebroplastica percutanea

L’angioma è il tumore vertebrale benigno più comune. E’ costituito da un agglomerato di capillari spesso dilatati e ripieni di sangue, localizzato nel corpo della vertebra. E’ un tumore molto frequente e in uno stesso soggetto può essere presente in più vertebre.

E’ ben evidenziato dalla risonanza magnetica (RM). Generalmente si tratta di piccoli tumori senza alcun significato clinico perché non causano sintomi. Raramente essi invadono gran parte del corpo vertebrale pur restando all’interno di esso; questi devono essere seguiti nel tempo con la RM, ma non necessitano di alcun trattamento.

Quando è interessata la gran parte del corpo vertebrale o nei casi di intenso dolore pungente a partenza dalla vertebra interessata, il trattamento di elezione consiste nell’intervento chirurgico di vertebroplastica percutanea.

Talora l’angioma può erodere la parete posteriore del corpo vertebrale e/o estendersi all’arco posteriore. In questo caso, può causare dolore ed anche una compressione del midollo o di radici nervose. Questi angiomi “invasivi” necessitano spesso di essere trattati per il dolore e, soprattutto per i disturbi neurologici. Il trattamento consiste nell’embolizzazione selettiva (blocco della circolazione) dell’arteria che irrora il corpo vertebrale, con una sonda introdotta nell’arteria femorale. Successivamente si asporta chirurgicamente la parte di arco posteriore invasa dal tumore, per eliminare la compressione midollare o, molto raramente, anche il corpo vertebrale.

Microchirurgia dell’ernia del disco cervicale: discectomia anteriore + fusione

Le condizioni degenerative della colonna vertebrale, come l’ernia del disco, sono parte del normale processo di invecchiamento che può causare dolore a livello del collo e della schiena e altri sintomi. In caso di ernia discale, i sintomi possono essere alleviati grazie a cure conservative come l’esercizio fisico, l’assunzione di farmaci o altre soluzioni di carattere non chirurgico. Nel caso in cui le cure conservative non siano efficaci, il medico può suggerire un approccio chirurgico come soluzione alternativa. Tra le opzioni chirurgiche vi sono la sostituzione discale artificiale, la stabilizzazione dinamica o la fusione spinale.

Cure conservative

Non tutti i pazienti che lamentano dolore al collo necessitano di un intervento chirurgico. Infatti, la maggior parte dei soggetti trova sollievo dalla sintomatologia dolorosa grazie a terapie non chirurgiche come l’esercizio fisico, i farmaci, la fisioterapia e la chiroterapia.

Decompressione chirurgica

L’intervento chirurgico maggiormente praticato per la stenosi spinale cervicale è la laminectomia con foraminectomia cervicale. Tale procedura è volta ad allargare il canale spinale per alleviare la compressione sul midollo spinale e ridurre sintomi, come formicolio e debolezza, osservati in caso di stenosi spinale.

Sostituzione discale artificiale

I dischi artificiali sono soluzioni protesiche concepite per sostituire il disco malato, rimosso dalla colonna, mantenendo però il movimento, la flessibilità e quindi la naturale conformazione biomeccanica della colonna vertebrale.

Chirurgia di fusione spinale

La fusione spinale consiste in un intervento chirurgico volto al trattamento delle condizioni degenerative della colonna vertebrale in genere. Mediante l’utilizzo di innesti ossei e strumenti, quali piastre metalliche e viti, questa procedura permette di fondere due o più vertebre adiacenti, con l’obiettivo di stabilizzare la colonna vertebrale e ad alleviare il dolore provocato dalla patologia degenerativa.

Cos’è un disco artificiale?

Un disco artificiale è un dispositivo protesico che, inserito tra i corpi vertebrali, va a sostituire il disco naturale, preservando la mobilità del segmento vertebrale trattato.

Se le terapie non chirurgiche si rivelano inefficaci nell’alleviare il dolore provocato dall’ernia discale acuta, il medico può suggerire il ricorso alla chirurgia spinale. L’obiettivo di questo tipo di chirurgia è asportare totalmente o parzialmente il disco danneggiato (discectomia), al fine di alleviare la pressione esercitata sui nervi e/o sul midollo spinale (decompressione) e di ripristinare la stabilità e l’allineamento della colonna vertebrale in seguito alla rimozione del disco.

Questo intervento di sostituzione dell’articolazione, o artroplastica, comporta l’inserimento di un disco artificiale nello spazio intervertebrale in seguito all’asportazione di un disco naturale.

Il dispositivo è ideato per preservare la mobilità nello spazio discale e lungo tutto il segmento vertebrale trattato. Esso funziona come un’articolazione, favorendo il movimento (flessione, estensione, inclinazione laterale e rotazione) e l’allineamento (altezza e curvatura) del disco naturale.

Cos’è la fusione spinale?

La discectomia e la fusione cervicale anteriore sono interventi chirurgici cervicali che prevedono l’accesso alla colonna vertebrale mediante un’incisione praticata nella parte anteriore del collo.

Il disco malato viene asportato e sostituito con materiale osseo prelevato dall’anca del paziente o da dispositivi biocompatibili (cage), composti da sostituti d’osso sintetici, che possano ripristinare l’altezza del disco originale e agevolare la fusione tra le due vertebre adiacenti. In caso di instabilità, il chirurgo può impiantare una placca metallica aggiuntiva per stabilizzare la colonna vertebrale durante il processo di artrodesi.

Chirurgia Mini-invasiva delle Metastasi Vertebrali: Coblazione con Cavity™ associata a Vertebroplastica

Il dispositivo Cavity™ SpineWand rimuove con precisione chirurgica i tessuti molli, utilizzando la tecnologia brevettata plasma ( Coblazione – o ablazione controllata ) e può essere usato con altre procedure come la vertebroplastica – l’iniezione di cemento per la stabilizzazione del corpo vertebrale – nel trattamento delle metastasi vertebrali.

In presenza di una metastasi della colonna vertebrale, la vertebroplastica tradizionale, ormai consolidata come trattamento di elezione, può essere associata all’utilizzo di un dispositivo Cavity™ che può in parte rimuovere i tessuti molli tumorali del corpo vertebrale prima della iniezione di cemento ed offre, quindi, un avanzamento nella cura del paziente.