Chirurgia mini-invasiva per l’ernia del disco cervicale

Il sistema DTRAX è una nuova procedura chirurgica che viene utilizzata per ottenere la decompressione indiretta e la fusione delle faccette articolari nel trattamento della radicolopatia cervicale. L’impianto può essere utilizzato con materiale di innesto aggiuntiva, con matrice ossea demineralizzata (DBM) o altri materiali biologici iniettabili.

20130610-005950.jpgChirurgia

mini-invasiva per l’ernia del disco cervicale

Annunci

Chirurgia miniinvasiva nel dolore da disfunzione dell’articolazione sacroiliaca

L’articolazione SI nella lombalgia

Circa il 25% dei soggetti con sintomi lombari presenta in realtà problemi dell’articolazione sacroiliaca (SI), quali artrite degenerativa e/o malunioni di fratture pelviche.

Spesso, i medici non tengono nella giusta considerazione la diagnosi di una patologia a carico di questa articolazione perchè i sintomi sono simili alla lombalgia discogena o radicolare; infatti molti pazienti affetti da lombalgia vengono ancora sottoposti a interventi di fusione lombare anziché di fissazione/fusione dell’articolazione SI.

Recenti studi dimostrano che, a 5 anni dall’intervento chirurgico di fusione lombare, l’incidenza dei casi di degenerazione dell’articolazione SI è pari al 75%.

Eppure, nonostante il considerevole numero di pazienti con sintomi a carico dell’articolazione SI, i trattamenti della colonna vertebrale sono per la maggior parte mirati al disco intervertebrale.

Raramente vengono considerati l’artrite e/o i traumi pregressi dell’articolazione SI come possibili cause dei problemi del paziente. Inoltre, sono rari, se non del tutto inesistenti, i casi in cui le RM lombari si estendono al di sotto di S1 per esaminare anche l’articolazione SI.

Anatomia e funzioni

Anatomia e funzioni dell’articolazione sacroiliaca

La funzione principale dell’articolazione sacroiliaca (SI) è trasferire il peso dalla parte superiore del corpo agli arti inferiori. Nella porzione superiore dell’articolazione, l’osso sacro e l’osso iliaco non sono a contatto, ma sono collegati mediante i resistenti legamenti nella zona posteriore, interossea ed anteriore. Nella porzione anteriore e nella metà inferiore l’articolazione è di tipo sinoviale. Nei giovani, la superficie articolare è liscia e, con il passare del tempo, diviene irregolare. La riduzione del movimento dell’articolazione (soprattutto in rotazione) è associata all’invecchiamento, mentre il suo aumento è associato alla gravidanza.

L’articolazione SI è stabilizzata da una rete di legamenti e muscoli che ne limita anche la mobilità su tutti i piani. In condizioni normali essa ha infatti una mobilità ridotta, pari a circa 2-4 mm in tutte le direzioni. Nelle donne i legamenti SI sono meno rigidi che nell’uomo e assicurano quindi la mobilità necessaria durante il parto.

Patologia dell’articolazione SI

La deformazione meccanica e le lesioni dell’articolazione SI possono essere causate da:

– una combinazione di forze di compressione verticale e di una rapida rotazione (che si verifica quando si compie una rotazione mentre si trasporta un oggetto pesante)

– una caduta sulle natiche

– un intervento chirurgico alla colonna lombare

– una differenza di lunghezza degli arti inferiori

– anomalie dell’andatura

– un esercizio fisico intenso e prolungato

– un trauma da incidente stradale

– un parto traumatico

– lunghe fusioni estese fino al sacro per il trattamento della scoliosi

– artrite dolorosa dell’articolazione

– la spondilite anchilosante, l’artrite reumatoide giovanile, la sindrome di Reiter, l’artrite psoriasica e malattie infettive

Le lesioni di questo tipo possono causare lassità dei legamenti e movimenti anomali e dolorosi.

Diagnosi

L’articolazione sacroiliaca come causa di sintomi: diagnosi

Ai fini della diagnosi di disfunzione dell’articolazione sacroiliaca (SI) è necessaria un’adeguata interpretazione dell’anamnesi del paziente, dei risultati degli esami clinici e degli studi di diagnostica per immagini. Spesso, in concomitanza con una patologia dell’articolazione SI, sono presenti patologie dell’anca o lombari. All’esame obiettivo, i pazienti con disfunzione dell’articolazione SI presentano uno qualsiasi dei seguenti sintomi, o tutti:

  • Lombalgia
  • Dolore alla palpazione nella regione sacroiliaca posteriore
  • Reazione alle manovre di provocazione dell’anca (ovvero, test di Faber) e assenza di deficit neurologico
  • Asimmetria articolare osservabile alla TC e alla RM

Nei casi in cui si sospetta che l’origine della lombalgia sia riconducibile all’articolazione SI, è possibile ottenere una conferma mediante l’esecuzione di un’iniezione intrarticolare di lidocaina sotto guida fluoroscopica o TC. Il risultato di questo test costituisce la prova diagnostica decisiva: la risoluzione temporanea dei sintomi in seguito all’iniezione di lidocaina indica infatti che l’articolazione SI è la causa della lombalgia.

Chirurgia mini-invasiva nel dolore da disfunzione dell’articolazione sacroiliaca

In molti pazienti con disfunzioni dell’articolazione sacroiliaca (SI) le terapie conservative non riescono a sortire risultati soddisfacenti.
Consultando lo specialista può essere presa in considerazione la possibilità di ricorrere ad un intervento chirurgico miniinvasivo di fissazione/fusione.

Il Mieloma Multiplo

Il Mieloma è una malattia del midollo osseo dovuta ad una crescita eccessiva di un particolare tipo di cellule che vengono chiamate plasmacellule.

Le plasmacellule malate producono una grande quantità di una proteina, chiamata Componente Monoclonale o Componente M, un tipo particolare di anticorpo. che contribuisce alla comparsa dei sintomi tipici del Mieloma Multiplo.

Il sintomo più tipico è rappresentato da dolore osseo, il più delle volte a livello della colonna vertebrale.

La stanchezza è un altro disturbo che frequentemente si osserva e l’anemia ne è la causa principale.

Frequentemente il Mieloma Multiplo si associa ad insufficienza renale.

Un altro disturbo che si può riscontrare in pazienti affetti da Mieloma Multiplo è l’ipercalcemia conseguente all’esteso danno osseo indotto dalle plasmacellule che determina un quadro clinico caratterizzato da sonnolenza, debolezza muscolare, alterazioni del ritmo cardiaco e stitichezza.

Il Mieloma Multiplo insorge quando una serie di eventi non meglio precisati trasforma una plasmacellula normale in plasmacellula tumorale. La plasmacellula normale è una cellula che normalmente si trova nel midollo osseo, quindi all’interno di tutte le ossa, e che svolge il compito di produrre anticorpi, che ci difendono dalle infezioni. La plasmacellula tumorale mantiene questa capacità e pertanto produce una grande quantità di anticorpi che, insieme, costituiscono la Componente M. La Componente M viene riscontrata mediante un esame del sangue comunemente prescritto e chiamato elettroforesi delle proteine sieriche.

Oltre a produrre la Componente M, le plasmacellule rilasciano una grande quantità di particolari sostanze solubili, chiamate citochine, che hanno lo scopo di favorire la crescita delle plasmacellule a discapito delle cellule sane circostant

In 1/3 dei casi la diagnosi di Mieloma Multiplo è casuale ed avviene in seguito al riscontro della Componente M con l’esecuzione di normali esami del sangue di controllo. Nei rimanenti 2/3 dei casi la malattia viene scoperta in seguito alla presenza di sintomi, il più delle volte dolore osseo. Una volta che si ha il sospetto di Mieloma Multiplo, è necessario eseguire una serie di esami che servono a capire il grado di estensione della malattia. Quindi:

• esami del sangue

• esame dell’urina

• radiografia di tutto lo scheletro, per ricercare lesioni ossee

• aspirato midollare e biopsia ossea.

In alcuni casi particolari può essere opportuno eseguire una Risonanza Magnetica Nucleare della colonna vertebrale e/o la PET.

Il Mieloma Multiplo è una malattia tumorale che viene curata con la chemioterapia e e con il ricorso al trapianto di midollo osseo.

La scelta del tipo di trattamento viene fatta in base ai fattori prognostici, all’età del paziente, alla disponibilità di un donatore di midollo ed al tipo di risposta che si ottiene con i primi cicli di chemioterapia.

Osteoporosi e fratture vertebrali

In Italia ogni anno si verificano tra 50 e 100mila nuove fratture vertebrali la metà delle quali richiede un ricovero ospedaliero.

Nella stragrande maggioranza dei casi la causa è rappresentata dall’osteoporosi.

Oltre i 50 anni, 1 donna su 3 ed 1 uomo su otto soffrono di osteoporosi e, tra uomini e donne, 1 persona su 8 presenta una o più fratture vertebrali.

Questi sono solo alcuni dei numeri che hanno portato l’O.M.S. – l’Organizzazione Mondiale della Sanità – a considerare l’osteoporosi la patologia principale sulla quale concentrare le risorse per un’intensa campagna di informazione e di prevenzione su scala mondiale.

osso normale ed osso osteoporotico

L’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro caratterizzata da una bassa densità minerale ossea e da una progressiva alterazione della microarchitettura interna del tessuto osseo.

Il tessuto osseo, a differenza di quanto possa apparire, è estremamente attivo dal punto di vista metabolico ed in continuo ricambio cellulare tra cellule che producono nuovo osso – gli osteoblasti – e cellule che lo riassorbono – gli osteoclasti – in un rapporto a favore delle prime negli anni dell’accrescimento e che progressivamente si sposta a favore delle seconde con l’invecchiamento.

Questo processo può portare con gli anni alla formazione di porosità all’interno del tessuto osseo, porosità che, in maniera molto semplicistica, quando superano il 30% dei valori di densità media ossea configurano il quadro clinico definito, appunto, di osteoporosi.

Le forme più frequenti di osteoporosi sono:

  • l’osteoporosi post-menopausale, di gran lunga la più diffusa, che spiega perchè le donne vengono interessate con una frequenza 3,5 maggiore rispetto agli uomini;
  • l’osteoporosi senile, legata all’invecchiamento dello scheletro:
  • l’osteoporosi secondaria, cioè dipendente da altre cause come, ad esempio, la forma iatrogena da assunzione prolungata di farmaci che indeboliscono l’osso come i cortisonici.

Molto spesso la diagnosi di osteoporosi viene fatta per la prima volta in occasione di una frattura che, più frequentemente, interessa i femori, le vertebre ed i polsi.

Questo è dovuto al fatto che si tratta di una malattia silenziosa che comporta fragilità ossea e, quindi, un maggior rischio di fratture, l’evento clinico più rilevante, fratture che possono verificarsi in maniera spontanea o in occasione di traumi anche minimi che in un osso di consistenza normale non avrebbero determinato lesioni del tessuto osseo.

Dal punto di vista clinico una frattura vertebrale determina, innanzitutto, un violento dolore in regione dorsale o lombare a seconda della localizzazione della vertebra interessata , ma può anche causare:

  • immobilità;
  • deformità scheletrica;
  • difficoltà respiratoria;
  • aumento di 5 volte di altre fratture vertebrali:
  • disturbi neurologici da interessamento delle strutture nervose del canale vertebrale – midollo e radici nervose – che rendono necessario un intervento chirurgico da praticare in tempi rapidi.

In ogni caso si determina un notevole decadimento nella qualità di vita.

Info:

Luca Serra

info@lucaserra.it

Fusione spinale

Cos’è la fusione spinale?

La fusione spinale o fusione intersomatica è un intervento impiegato per il trattamento delle fratture vertebrali. Utilizzando innesti ossei e strumenti, quali piastre metalliche e viti, questa procedura consente di fondere o di creare un legame tra due o più vertebre adiacenti. Questo intervento è volto a stabilizzare la colonna vertebrale e ad alleviare il dolore provocato dalla frattura vertebrale.

I diversi tipi di fusione spinale si riferiscono all’area della colonna vertebrale coinvolta e al differente accesso alla colonna per l’esecuzione dell’intervento. Un approccio minimamente invasivo consente di preservare le funzioni muscolari e vascolari circostanti e di ridurre al minimo la formazione di tessuto cicatriziale

Chirurgia Mini-invasiva delle Ernie del Disco Cervicali: Nucleoplastica o Coblazione Cervicale

La nucleoplastica mediante coablazione è una tecnica percutanea
impiegata per il trattamento del dolore secondario ad ernie discali
contenute che combina la coagulazione e l’ablazione per la rimozione parziale del nucleo polposo

  1. Con il paziente in decubito supino con il capo leggermente iperesteso, viene inserito un ago 19 Gauge (7,6 cm) in sedazione per via anteriore obliqua. Mediante controllo Rx (AP e LL) viene confermata l’esatta posizione dell’ago dentro l’annulus fibrosus del disco.
  2. La sonda (WAND) viene quindi introdotta, si esegue quindi una coagulazione iniziale e, per 3 volte viene eseguita la ablazione in uscita (52°C). Si vengono quindi a formare dei canali all’interno del disco grazie all’effetto del plasma ionizzato (dallo spessore di 75 micron) che distrugge le molecole con cui viene a contatto.
  3. Rimozione della sonda.

La pressione intradiscale dopo trattamento in coablazione ha segnalato una marcata riduzione della stessa nel disco.

Indicazioni

  • Pazienti affetti da cervicalgia e/o dolore radicolare persistente da più di
    tre mesi, già precedentemente trattati con terapia medica e fisica senza miglioramento alcuno.
  • Evidenza RM di un’ernia discale contenuta congrua con la sintomatologia
    clinica.

Post-operatorio

Tutti i pazienti vengono mobilizzati immediatamente e dimessi dopo 24 ore.

Viene somministrata un’antibiotico profilassi.

Una RM cervicale di controllo viene eseguita dopo 4 mesi dall’intervento.

Risultati a 3 mesi

(75-80%) ottimo controllo della sintomatologia dolorosa (riduzione del VAS al
di sotto di 3,5).

(15%) è stato ottenuto un risultato soddisfacente (VAS 3,2 – 4,8).

(5-10%) la tecnica non ha dato un miglioramento della sintomatologia

Risultati a lungo termine

Nel follow up a lungo termine si osserva una stabilizzazione dei risultati clinici iniziali nei casi con un ottimo controllo del dolore (75-80 %)

Complicanze

Non vi sono stati casi di emorragie e/o infezioni.

Conclusioni

Grazie al continuo monitoraggio del chirurgo la possibilità di avere un danno ai tessuti neurali o meno è pressoché inesistente.

Nonostante il relativo basso numero di casi, i risultati, così soddisfacenti,
incoraggiano l’utilizzo di questa tecnica nei casi in cui è indicata.

La nucleoplastica nei pazienti con cervico – brachialgia secondaria ad ernie discali contenute è, nella nostra esperienza, una tecnica mini-invasiva che raggiunge anche un 80% di decompressione discale clinicamente significativa.

E’ indispensabile la corretta indicazione all’esecuzione di questo trattamento e non sostituisce l’intervento tradizionale.

Cifoplastica nelle fratture vertebrali

Se vi è stata diagnosticata una frattura vertebrale causata da osteoporosi, da una patologia oncologica di natura benigna o maligna, la Cifoplastica con Palloncino è un’opzione di trattamento che potreste voler prendere in considerazione.

La Cifoplastica con Palloncino è una procedura mininvasiva che può ridurre significativamente il mal di schiena e saldare l’osso rotto di una frattura vertebrale.

Questa procedura è chiamata Cifoplastica con Palloncino, poiché i palloncini ortopedici vengono utilizzati per sollevare l’osso fratturato e riportarlo nella posizione corretta.

Prima della procedura, verrete sottoposti ad una visita medica e a esami diagnostici come le radiografie per stabilire la localizzazione precisa della frattura. La Cifoplastica con Palloncino può essere eseguita in anestesia locale o generale: il vostro medico deciderà quale opzione sia più adeguata al vostro caso.

La Cifoplastica con Palloncino richiede circa un’ora per ogni frattura trattata. Può essere eseguita in regime di ricovero ospedaliero o ambulatoriale, a seconda della necessità medica. Dopo la procedura, verrete probabilmente trasferiti nella sala risveglio per circa un’ora e posti in osservazione.

Durante il periodo di ricovero ospedaliero, verrete incoraggiati a camminare e a muovervi. Normalmente i pazienti riferiscono un sollievo immediato dal dolore e sono in grado di camminare e muoversi durante il ricovero in ospedale.

Il vostro medico programmerà probabilmente una visita di follow-up e vi spiegherà le eventuali limitazioni da applicare alla vostra attività. La maggior parte dei pazienti si
dichiara molto soddisfatta della procedura ed è gradualmente in grado di riprendere l’attività dopo la dimissione dall’ospedale.

Come con qualsiasi procedura chirurgica, esistono rischi potenziali e possono
verificarsi gravi eventi avversi. Accertatevi di discuterne con il vostro medico.

Non tutti i pazienti possono sottoporsi alla Cifoplastica con Palloncino.

Procedura

Fase 1: Posizionamento del palloncino

Con uno strumento cavo, viene realizzato un piccolo canale nell’osso
fratturato. Un piccolo palloncino ortopedico viene diretto attraverso lo
strumento all’interno del corpo vertebrale. L’incisione è di circa 1 cm (1/3 di
pollice) di lunghezza. Normalmente, vengono utilizzati due palloncini, uno su
ogni lato del corpo vertebrale, per sostenere meglio l’osso man mano che
ritorna nella posizione corretta e per aumentare la probabilità di correggere
la deformità.

Fase 2: Espansione del palloncino

Successivamente, i palloncini vengono gonfiati attentamente per cercare di
sollevare il corpo vertebrale collassato e riportarlo nella sua posizione
norma.

Fase 3: Creazione della cavità

L’espansione dei palloncini crea una cavità (spazio) all’interno del corpo vertebrale che compatta l’osso spongioso circostante contro la parete esterna. La cavità funge inoltre da “contenitore” per il cemento osseo. Una volta che il corpo vertebrale si trova nella posizione corretta, i palloncini vengono sgonfiati e rimossi.

Fase 4: Riempimento della cavità

La cavità viene riempita con cemento osseo denso per stabilizzare la frattura.

Fase 5: Iniezione del cemento

Il cemento osseo forma un’ingessatura interna che tiene in posizione il corpo
vertebrale.

Benefici immediati

La Cifoplastica con Palloncino è in grado di ridurre o eliminare il mal di schiena, come pure di ripristinare l’altezza del corpo vertebrale e l’allineamento corretto della colonna vertebrale. Il trattamento precoce ed efficace — mediante la stabilizzazione della frattura — può ridurre le conseguenze delle fratture vertebrali, specialmente quelle associate ad altri trattamenti, ad es. prolungato riposo a letto o uso di analgesici.

Tra gli altri benefici si annoverano:

Correzione della deformità vertebrale

Riduzione significativa e duratura del mal di schiena

Ripristino duraturo dell’altezza del corpo vertebrale

Miglioramento significativo e duraturo della qualità della vita

Miglioramento significativo e duraturo della mobilità

Miglioramento significativo e duraturo della capacità di eseguire le attività quotidiane.

Dopo la Procedura

Dopo la procedura, verrete probabilmente trasferiti in sala risveglio e posti in osservazione.

L’intervento di Cifoplastica con Palloncino dura circa un’ora per ogni frattura trattata.
Può essere eseguita in regime di ricovero ordinario o in day-surgery, a seconda della necessità medica. Durante il ricovero ospedaliero, verrete incoraggiati a camminare e a muovervi, attività che i pazienti tipicamente sono in grado di compiere grazie all’immediato sollievo dal dolore ottenuto.

Il vostro medico programmerà probabilmente una visita di follow-up e vi spiegherà le eventuali limitazioni da applicare alla vostra attività. La maggior parte dei pazienti è molto soddisfatta della procedura e riesce gradualmente a riprendere l’attività dopo la dimissione dall’ospedale.

Come con qualsiasi altro intervento chirurgico, esistono rischi potenziali. Possono verificarsi gravi eventi avversi. Accertatevi di discuterne con il vostro medico.

Inoltre, facciamo presente che non tutti i pazienti possono sottoporsi alla procedura di Cifoplastica con Palloncino